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#32 - Il petrolio venezuelano rientra in gioco in una notte, l'Arabia Saudita nazionalizza il Procurement e nuova intervista super interessante

15 gen 2026

🌎 Sguardo Globale

🛢️ Venezuela Oil Reinassance - Quando Trump Decide di Rifare il Mercato Energetico Globale

5 gennaio 2026, Mar-a-Lago: Trump annuncia che le grandi compagnie petrolifere USA ricostruiranno il settore petrolifero venezuelano. Maduro è stato catturato dopo un’operazione militare USA, e improvvisamente un mercato considerato morto da anni potrebbe tornare in gioco.

Il Venezuela ha 303 miliardi di barili di riserve stimate - le più grandi al mondo. Ma la produzione attuale è meno dell’1% dell’offerta globale, crollata per anni di sottofinanziamento e perdita di manodopera qualificata.

Trump ha dichiarato: “Le nostre grandi compagnie petrolifere USA entreranno, spenderanno miliardi di dollari, aggiusteranno l’infrastruttura gravemente danneggiata e inizieranno a fare soldi per il paese. Poi, saranno rimborsate.”

PDVSA (Petróleos de Venezuela) è completamente da rifare: terminali export collassati, reti logistiche distrutte, infrastruttura azzerata. Bob McNally, Presidente di Rapidan Energy Group, stima che “solo stabilizzare la produzione esistente richiederà miliardi di dollari a una cifra bassa per workovers, energia, gestione acqua e riparazioni infrastrutture export.”

Stiamo parlando di un Procurement industriale massiccio: engineering contractors, equipment per raffinerie, sistemi logistici, infrastruttura portuale. Un cantiere da miliardi che potrebbe durare anni.

Se il Venezuela tornasse a produrre volumi significativi di greggio pesante, potrebbe:

  • Riequilibrare le dinamiche di prezzo globali

  • Offrire alternative al Medio Oriente per il greggio pesante

  • Creare nuove rotte commerciali nei Caraibi

  • Ridurre la dipendenza da mercati tradizionalmente instabili

Il rischio geopolitico che nessuno vuole vedere: Trump parla di lavorare con la Presidente ad interim Delcy Rodríguez per una “transizione democratica”, ma la stabilità politica è tutta da dimostrare. Zero garanzie costituzionali sui diritti di proprietà, storia di espropriazioni, e per finire Trump ha anche minacciato “azione militare” contro Colombia e Messico sul narcotraffico. L’instabilità regionale è tutt’altro che risolta.

Timeline realistica: Anche nello scenario più ottimista, ci vorranno 2-3 anni prima che il Venezuela produca volumi che impattano realmente il mercato globale. La ricostruzione di un’industria petrolifera collassata non si fa in mesi.

La lezione per il Procurement? I mercati di approvvigionamento possono riaprirsi improvvisamente per decisioni geopolitiche. Ma “nuovo mercato disponibile” non significa automaticamente “mercato affidabile”. La due diligence su stabilità politica, infrastruttura, e track record rimane fondamentale. Venezuela offre opportunità, ma porta rischi enormi che vanno valutati con estrema attenzione.

🔗 Fonti: AP News, The Guardian, Financial Times

🇸🇦 Arabia Saudita: 70% Local o Niente - La nazionalizzazione del Procurement

L’Arabia Saudita ha deciso di fare sul serio con la localizzazione degli acquisti. Obiettivo: 70% di contenuto locale in tutti i contratti governativi entro il 2030. Non è uno slogan, è policy ufficiale del programma Vision 2030 di Mohammed bin Salman.

I numeri che contano: Il paese sta investendo 3,3 trilioni di dollari in progetti infrastrutturali giganteschi come NEOM, The Line, e la futura Expo 2030 a Riyadh. Ogni contratto pubblico deve dimostrare quanto contenuto locale include, con incentivi fiscali per chi supera i target e penalità per chi resta sotto.

Come funziona in pratica? Le aziende devono registrarsi sulla piattaforma governativa “Taqeem” che calcola il punteggio di localizzazione basato su: percentuale di manodopera saudita, fornitori locali utilizzati, investimenti in R&D locale, e trasferimento tecnologico. Chi ha punteggi bassi viene escluso dalle gare o penalizzato nei criteri di valutazione.

L’Arabia Saudita vuole diventare hub manifatturiero globale, ma oggi importa quasi tutto. Risultato: le multinazionali devono aprire fabbriche locali, formare manodopera saudita, e costruire ecosistemi di subfornitori da zero. Chi non si adegua resta fuori da un mercato da trilioni di dollari.

Per esempio, Siemens ha aperto un centro di produzione di turbine a gas a Dammam. General Electric ha investito in un centro di eccellenza per energia rinnovabile. Honeywell ha creato un hub tecnologico per soluzioni smart city. Tutti necessari per competere nelle mega-gare pubbliche.

La localizzazione forzata sta ridisegnando le supply chain globali. Non è più questione di “dove costa meno produrre” ma di “dove DEVI produrre per accedere al mercato”. Chi pianifica ora vince, chi aspetta perde trilioni di opportunità.

🔗 Fonti: Procurement Magazine, MOF-SA

🖼️ Meme del giorno

🎙 Podcast Compri Bene

🛒 Procurement è guardare i dati (e usarli davvero) — con Ernesto Schianchi (Pittarosso)

Nel nuovo episodio del Podcast di Compri Bene parliamo con Ernesto Schianchi, Direttore Acquisti di Pittarosso.

Dalla gioielleria alla profumeria fino alle calzature: un percorso che dimostra come chi viene dal mondo delle vendite porta nel Procurement un’ossessione sana per i dati e per il risultato finale.

300 punti vendita, 90 milioni di visitatori all’anno, 27 milioni di paia vendute. Ernesto ci racconta come si gestiscono gli acquisti quando ogni negozio è diverso dall’altro, come si negozia con i brand per avere la prima gondola all’ingresso, e perché condividere i dati coi fornitori (invece che tenerli segreti) ti fa vendere il 60% in più.

🎧 Ascolta l’intervista! ⬇️

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