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#34 - Super Bowl, F1 e PFAS: quando il Procurement diventa spettacolo (e incubo)
18 feb 2026
Edoardo Arbizzi

🌎 Sguardo Globale
🏈 Super Bowl LX: la masterclass di Procurement che muove $1 miliardo
Il Super Bowl LX si è giocato l’8 febbraio 2026 a Santa Clara, California. Patriots contro Seahawks, oltre 1 miliardo di dollari di impatto economico, e dietro le quinte c’è stata una macchina logistica e di Procurement che ha fatto impallidire la maggior parte delle supply chain aziendali.
Questo non è stato solo un evento sportivo. È stata la seconda giornata dell’anno per consumo di cibo negli USA dopo il Thanksgiving. Ogni tifoso ha speso in media $58 in cibo e bevande. Gli spot pubblicitari sono costati cifre astronomiche. E tutto ha dovuto funzionare perfettamente, perché il mondo intero stava guardando.
Anni di pianificazione logistica hanno coinvolto NFL, città ospitante, provider di trasporto e centinaia di vendor. Un evento durato poche ore ma che ha generato $600 milioni di revenue diretta alla NFL e un boost di $300-500 milioni per la città ospitante.
“L’impatto economico è importante, ma l’impatto sociale è ciò che conta davvero“ ha spiegato Zaileen Janmohamed, President e CEO del Bay Area Host Committee, “Vedere i residenti orgogliosi di mostrare al mondo dove vivono: è per questo che lo abbiamo fatto.”
Centinaia di camion heavy-duty hanno trasportato il campo da gioco in unità a temperatura controllata. L’intervallo (half-time show) ha richiesto props, sistemi di illuminazione e audio arrivati da tutto il paese. E le due squadre? Ciascuna ha richiesto “tra 4 e 6 grandi aeromobili” solo per trasportare team e famiglie. I camion hanno portato anche le concessioni allo stadio, abbastanza cibo e bevande per decine di migliaia di spettatori.
Ma la parte più interessante è il programma di Procurement, che ha il nome di Super Bowl LX Source, progettato per coinvolgere business della Bay Area, con focus su aziende locali e diverse-owned.
Il programma ha creato un database di fornitori event-ready in grado di gestire contratti Super Bowl e sfruttare opportunità di lungo termine con NFL, team e partner. Il contracting è durato 15 mesi (dicembre 2024 - febbraio 2026). I business accettati hanno ottenuto visibilità per subcontracting e sviluppo professionale. Come legacy, sono stati inclusi nel directory Super Bowl usato da NFL anche dopo l’evento.
Tradotto: non è stato un evento one-off. È stato un programma che ha costruito relazioni di lungo termine tra fornitori locali e uno dei brand sportivi più grandi al mondo.
La lezione per il Procurement: invece di centralizzare tutto con mega-fornitori, NFL ha costruito un ecosistema di supplier locali con capacity building integrato. Il risultato? Supply chain più resiliente, impatto economico distribuito e relazioni durature invece di transazioni spot.
Domanda per i CPO all’ascolto che si occupano specificatamente di gestire eventi o progetti complessi: avete solo comprato forniture, o avete costruito ecosistemi di fornitori che creano valore condiviso?
🔗 Fonti: Procurement Magazine, Superbowl.com
🏎️ F1 2026: reset motori = reset supply chain
La F1 sta per cambiare tutto. Nel 2026 arriva un nuovo regolamento motori che sulla carta sembra tecnico, ma se lo guardi con l’occhio Procurement è un terremoto di relazioni cliente-fornitore, lock-in tecnologici e rischi regolamentari enormi.
Il motore non è “un pezzo”. È una piattaforma integrata molto costosa, nell’ordine dei milioni di dollari. E adesso quella piattaforma cambia completamente, riscrivendo la mappa di chi fornisce cosa a chi.
I contratti pluriennali più importanti del motorsport? Mercedes diventa il super-fornitore: quattro team (McLaren, Mercedes, Williams, Alpine) dipenderanno dai loro motori. Più clienti significa più volume, più dati, più peso negoziale. Red Bull fa il salto più rischioso: passa da compratore a produttore in-house per la prima volta, in partnership con Ford. Una transizione che tipicamente comporta nuove filiere e una curva di apprendimento ripida. Ferrari rimane sia produttore sia fornitore di due team, incluso il nuovo Cadillac. Honda torna con Aston Martin, mentre Audi entra ex novo con power unit proprietario.
La FIA ha definito il perimetro dei vendor qualificati, e nello specifico sono 6 manufacturer: Alpine, Audi, Ferrari, Honda, Mercedes, Red Bull Ford. Tutti gli altri sono solo rumore mediatico.
Il framework impone paletti chiari:
componente elettrica vicino al 50% della potenza totale
carburante 100% sostenibile
costi contenuti
Il regolatore sta influenzando direttamente le strategie make vs buy di ogni team.
Ma il vero reset è tecnico. Viene eliminato l’MGU-H (recupero energia da scarico). Al suo posto, l’MGU-K (recupero in frenata) diventa molto più potente: da 120 kW a 350 kW. Quasi il triplo. Risultato: metà della potenza arriva dall’elettrico. E qua cambia tutto per il Procurement: aumentano criticità e valore di batterie, elettronica di potenza, cablaggi high voltage, gestione termica. Sale il rischio di “component scarcity” su categorie dove la domanda esterna (auto elettriche, data center, difesa) già spinge fortissimo.
Poi c’è il carburante: dal 2026 si passa ad “Advanced Sustainable Fuels” certificati, derivati da carbon capture e biomassa. In pratica, si comprerà da una filiera certificata con standard, audit e rischio reputazionale.
F1 2026 è il vero supply chain drama: un’industria che cambia specifica e vendor set contemporaneamente. Vince chi ha la migliore integrazione verticale, la filiera più resiliente e la capacità di assorbire cambi regolamentari senza buttare via mesi di lavoro. Il bello è che lo vedi in pista. Ma la partita si gioca mesi prima, nei contratti e nelle qualifiche fornitore.
🔗 Fonti: Motorsport.com, FIA, Formula 1, Sky Sports
🖼️ Meme del giorno

♻️ Focus Sustainability
🧪 PFAS 2026: i "forever chemicals" che mandano in tilt il Procurement
I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono sostanze chimiche sintetiche usate ovunque: tessuti impermeabili, cosmetici, schiume antincendio, imballaggi alimentari.
Il problema? Sono praticamente indistruttibili e si accumulano nell’ambiente e nel corpo umano. Per questo li chiamano “forever chemicals“. Ossia: sostanze chimiche che restano per sempre.
Le organizzazioni seguono da anni il dibattito UE sui PFAS, ma il 2026 è diverso: le misure stanno entrando in vigore adesso, costringendo le aziende a dimostrare il controllo sui PFAS nei settori tessile, cosmetico, sicurezza industriale e nelle catene di fornitura con materiali riciclati.
Per i team Procurement la sfida è semplice ma brutale: individuare dove i PFAS possono essere presenti. Materiali, componenti, trattamenti superficiali, ausiliari di processo. E soprattutto: quanto velocemente possono cambiare tutto senza compromettere prestazioni o mandare a monte gli impegni con i clienti.
La Francia sta già facendo sul serio. Il 1° gennaio 2026 è entrato in vigore il divieto sui prodotti contenenti PFAS in 3 categorie:
cosmetici
tessuti per abbigliamento
scioline (cere per far scorrere meglio sci e snowboard)
La Francia è un hub UE per la distribuzione transfrontaliera, quindi un divieto francese può rapidamente trasformarsi in vincolo di progettazione a livello UE.
Il lavoro di conformità è a monte: decisioni su formulazione prodotto, specifiche materiali, dichiarazioni fornitori e strategie di test devono essere implementate ben prima della spedizione. Affidarsi al principio “non aggiungiamo PFAS consapevolmente“ è sempre più inadeguato per applicazione normative e rischio reclami. Infatti, c’è un problema ancora più subdolo: le tracce di contaminazione. La conformità PFAS non riguarda solo l’aggiunta intenzionale. L’UE ha modificato il quadro POP per i PFOS, e dal 2026 le aziende dovranno controllare più attivamente le tracce in determinati materiali, soprattutto con materiali riciclati o catene multilivello.
Se nel vostro team di Procurement state aumentando il contenuto di materiale riciclato (per ESG, imballaggi o costi), avete bisogno di controlli che affrontino non solo i limiti PFAS, ma anche quelli POP. Altrimenti rischiate non conformità improvvisa dopo il ridimensionamento. Le aziende devono ampliare la governance PFAS oltre gli “elenchi sostanze vietate” e includere due diligence fornitori, screening mirati e specifiche di approvvigionamento che riflettano i vincoli POP.
La proposta di restrizione universale UE sui PFAS è ancora in valutazione da parte dell’ECHA, che ha dichiarato di completare la valutazione entro fine 2026. Per i dirigenti, il punto non è se il testo legale arriverà nel 2026, ma che la direzione è definita. L’eventuale restrizione sarà strutturata attorno a un gran numero di PFAS, deroghe limitate e periodi di transizione che premiano chi si muove per primo e penalizzano chi aspetta.
La conformità europea PFAS nel 2026 non riguarda più un futuro lontano: riguarda rispondere a divieti effettivi, gestire restrizioni già adottate e prepararsi a misure più ampie che arrivano entro fine anno. Chi aspetta, perde.
🔗 Fonti: Chemical Watch, EUR-Lex
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