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#43 - Bab el Mandeb sotto assedio, Micron blinda la filiera dei chip di memoria e la Cina protegge le sue supply chain

30 lug 2026

Disegno a matita: un timone da nave con un microchip e le tracce di circuito al centro, con il numero "#43" in alto a sinistra.

Oggi: l'Arabia Saudita perde la via di fuga nel Mar Rosso, Micron blinda la filiera dei chip di memoria e la Cina protegge le supply chain.

Tre storie apparentemente distanti, un solo filo conduttore: chi controlla i colli di bottiglia, fisici, tecnologici, regionali o normativi, decide il Procurement dei prossimi anni.

🌎 Sguardo Globale

Bab el Mandeb: il blocco è realtà, l'export saudita dal Mar Rosso crolla a zero

Il 20 luglio scorso gli Houthi avevano annunciato un embargo marittimo contro le navi saudite in transito nello stretto di Bab el Mandeb, il passaggio che collega il Mar Rosso all'Oceano Indiano.

La ritorsione era arrivata dopo giorni di scambi militari: l'Arabia Saudita aveva bombardato l'aeroporto di Sana'a, nello Yemen, per impedire l'atterraggio di un volo con dignitari Houthi di ritorno dai funerali di Ali Khamenei, la Guida suprema iraniana, ucciso il 28 febbraio scorso da un attacco aereo congiunto condotto da Stati Uniti e Israele. A quel punto gli Houthi avevano risposto colpendo con missili e droni l'aeroporto saudita di Abha. Nasruddin Amer, portavoce del gruppo, aveva motivato il blocco come risposta a un «ingiusto embargo contro gli yemeniti per oltre 10 anni».

Una settimana dopo, quella minaccia è già cronaca consolidata. Gli Houthi hanno colpito e danneggiato diverse petroliere saudite in transito, e l'Arabia Saudita non ha caricato un solo barile di greggio per l'export dalla costa occidentale attraverso Bab el Mandeb da quando l'embargo è scattato. Parte del traffico si è spostato sulla rotta (decisamente più lunga) del Canale di Suez, dove i flussi di greggio verso l'Asia sono più che raddoppiati, a 1,06 milioni di barili al giorno. Nel complesso, i carichi settimanali attraverso Bab el Mandeb sono crollati del 36% in due settimane, da un picco di 9,5 milioni di barili al giorno registrato a fine giugno scorso.

Il prezzo del petrolio ha subìto il contraccolpo, superando i 100 dollari al barile il 23 luglio per la prima volta in due mesi. Al 27 luglio le quotazioni si sono un po' «raffreddate» grazie a una pausa nelle ostilità dirette tra Iran e Stati Uniti, ma la disruption a Bab el Mandeb prosegue a prescindere da quella tregua: secondo l'analisi di Windward ripresa da Al Jazeera, l'applicazione del blocco appare selettiva, le navi con equipaggio e destinazione cinesi continuano a transitare senza essere fermate, mentre gli operatori legati a Occidente e Arabia Saudita vengono avvisati di evitare la rotta. Nel frattempo il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz resta ridotto a poche unità al giorno.

🔗 Fonti: Il Post, The National, Bloomberg, Al Jazeera

Mappa "Key Middle Eastern maritime routes and chokepoints": le rotte marittime in verde e i colli di bottiglia in rosso, tra cui Stretto di Hormuz, Canale di Suez, Bab el-Mandeb, Bosforo, Gibilterra e Capo di Buona Speranza, con l'Oresund come punto secondario.

Tip

Per il Procurement: l'esposizione è ormai concreta e già visibile nei prezzi. Se i vostri contratti di fornitura energia o materie prime sono indicizzati al greggio del Golfo, verificate subito l'impatto dei rincari delle ultime due settimane e il rischio di ulteriori scosse se la tregua Iran-USA dovesse saltare. Se dipendete da flussi logistici che transitano dal Mar Rosso, mettete in conto tempi di transito più lunghi e noli più alti anche su rotte che non toccano direttamente l'area del conflitto. Il Canale di Suez sta già assorbendo parte del traffico deviato.

💻 Procurement & Tech

Micron punta 500 milioni su un fornitore che quasi nessuno conosce (dentro un piano da 3 miliardi)

Micron Technology è una delle principali aziende tecnologiche americane, specializzata nella produzione di chip di memoria e dispositivi di archiviazione dati. Fondata nel 1978 e con sede a Boise, in Idaho, è oggi uno dei leader mondiali nei semiconduttori usati per intelligenza artificiale, smartphone e data center.

Il 9 luglio 2026 Micron ha annunciato un investimento fino a 3 miliardi di dollari per rafforzare la propria filiera negli Stati Uniti. Nell'operazione rientra un finanziamento da 500 milioni di dollari a GlobalWafers, azienda taiwanese che a Sherman, in Texas, gestisce l'unico impianto statunitense in grado di produrre wafer di silicio da 300 mm nell'ambito del CHIPS for America Program. Il wafer è la base fisica di ogni chip di memoria: niente wafer, niente produzione. Le due aziende hanno firmato anche un contratto di fornitura decennale che garantisce a Micron accesso diretto alla capacità produttiva dello stabilimento.

La tempistica non è casuale. Secondo Counterpoint Research, i prezzi di DRAM (la memoria di lavoro dei computer), NAND (memoria flash per l'archiviazione dati, come negli SSD) e HBM (memoria ad alta velocità usata nei chip per l'AI) sono cresciuti dell'80-90% fra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, spinti dalla domanda di memoria dei data center per l'AI. Il fatturato trimestrale di Micron è più che quadruplicato rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, raggiungendo i 41,46 miliardi di dollari, e il titolo in borsa è salito di circa il 700% in dodici mesi, portando la capitalizzazione oltre i mille miliardi di dollari. Il CEO Sanjay Mehrotra ha detto agli analisti che ci vorrà ancora tempo prima che la carenza di memoria rientri e che l'offerta del settore tornerà alla normalità solo gradualmente, non prima del 2028.

A commentare l'operazione è stato Ben Tessone, Senior Vice President e Chief Procurement Officer di Micron. Per Tessone, «garantirsi una fornitura affidabile di materiali critici» resta centrale per la crescita di lungo periodo dell'azienda e per la sua roadmap tecnologica. Che a commentare l'operazione sia stato chi si occupa di acquisti la dice lunga: quando anche il fornitore di un fornitore diventa un unico punto di rottura, tocca proprio a chi gestisce gli acquisti muoversi per primo.

Con Compri: i nostri agenti AI mappano automaticamente le dipendenze da fornitore unico nel vostro parco fornitori, così individuate un collo di bottiglia prima che ve lo segnali un ritardo di consegna.

🔗 Fonti: Micron, CNBC, CNBC, Counterpoint Research

Tip

Per il Procurement: se acquistate componenti elettronici, o prodotti che li integrano, questa stretta sulla memoria vi riguarda già, anche se non ve ne siete accorti. I tempi di consegna restano dilatati e, per ammissione della stessa Micron, la normalità non tornerà a breve: bloccate dove possibile le condizioni di prezzo con contratti pluriennali e verificate quanti dei vostri fornitori dipendono a loro volta da un unico produttore di wafer o di memoria.

📊 ProcureStat

La Greater Bay Area vale 2.150 miliardi di dollari. E da giugno ridurre gli acquisti in Cina può aprire un'indagine

La Greater Bay Area è un progetto economico e territoriale della Cina. Collega le regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao con 9 città della provincia del Guangdong, tra cui Guangzhou e Shenzhen.

• 11 città

• oltre 88 milioni di persone

• circa 56.000 km² di superficie

Secondo i dati ufficiali del governo di Hong Kong, nel 2025 il PIL dell'area ha superato i 15.000 miliardi di RMB, circa 2.150 miliardi di dollari. A livello di singola città il 2025 conferma Shenzhen come prima economia dell'area, con 3.873 miliardi di RMB e una crescita del 5,5%, la più alta tra le quattro città cinesi di prima fascia. Seguono Guangzhou, con 3.204 miliardi di RMB e un +4,0%, e Hong Kong al terzo posto.

L'area cresce, ma in modo molto disomogeneo. Nel delta del Fiume delle Perle, il 2025 va da Shenzhen (+5,5%) a Foshan, praticamente ferma a +0,2%. Il Guangdong nel suo insieme è cresciuto del 3,9%, sotto il proprio obiettivo di circa il 5% e sotto la media nazionale. Shenzhen tira sulla tecnologia, la manifattura tradizionale arranca.

Grafico a barre "Le 11 economie del Greater Bay Area" con il PIL in miliardi di dollari: Shenzhen 572, Guangzhou 473, Hong Kong 405, Foshan 194, Dongguan 188, Huizhou 94, Zhuhai 68, Jiangmen e Zhongshan 63, Macao 52, Zhaoqing 44.

Il dato economico da solo non è la notizia. Il 15° Piano Quinquennale cinese (2026-2030) chiede di guidare la delocalizzazione delle supply chain industriali «in modo razionale e ordinato» e sostiene Hong Kong nel diventare un hub di servizi per le supply chain ad alto valore aggiunto.

Più rilevante per chi acquista:

  • il 31 marzo 2026 è entrato in vigore il primo regolamento cinese organico sulla sicurezza delle supply chain (Decreto n. 834 del Consiglio di Stato),
  • seguito il 13 aprile da un secondo provvedimento contro le «misure extraterritoriali improprie» straniere (Decreto n. 835).

Insieme introducono monitoraggio del rischio, riserve d'emergenza e, soprattutto, misure di ritorsione contro le sanzioni straniere. Secondo Al Jazeera, Pechino starebbe già lavorando a una terza norma, ancora in bozza, che permetterebbe ai procuratori cinesi di perseguire direttamente aziende ed enti stranieri. Il costo del lavoro e la logistica restano fattori importanti, ma ora si aggiunge una leva esplicitamente legale: la Cina può usare le proprie catene di fornitura come strumento in una disputa commerciale.

🔗 Fonti primarie: Decreto 834, gov.cn, Decreto 835, gov.cn, Comunicazione MOFCOM n. 24/2026 · Comunicato n. 5 del Ministero della Giustizia · Greater Bay Area, Governo di Hong Kong, Macao News

Tip

Per il Procurement: la sorpresa è che il rischio è simmetrico. Il regolamento, emesso dal Ministero del Commercio della Repubblica Popolare Cinese, permette di aprire un'indagine anche quando è un soggetto straniero a interrompere i rapporti commerciali ordinari con un fornitore cinese o ad applicargli misure discriminatorie, causando un danno sostanziale alle catene di fornitura cinesi, e l'indagine può partire dalla segnalazione del fornitore stesso. Ridurre l'esposizione alla Cina, in altre parole, è diventato un atto che qualcuno può contestare. Due cose che potrebbe aver senso fare adesso: documentare i piani di riduzione con ragioni commerciali oggettive e non solo geografiche, perché è la differenza che conta in un'eventuale istruttoria, e ricalibrare le richieste documentali ai fornitori cinesi, visto che il 15 maggio il Ministero della Giustizia cinese ha già stabilito che nessuno può dare seguito alle richieste transfrontaliere di informazioni avanzate dall'Unione Europea nell'inchiesta su Nuctech (società di ispezione di sicurezza sostenuta dallo stato cinese). Su audit e due diligence, quello che vi chiede Bruxelles e quello che consente Pechino non coincidono più.

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