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#40 - Prezzi del petrolio ancora alle stelle, AI energivora, le supply chain sotto attacco
18 giu 2026
Oggi parliamo del perché l'accordo USA-Iran non riporterà il greggio ai prezzi pre-guerra, di AI e impatto energetico, e di nuovi rischi per le supply chain.
Tre storie, un filo conduttore: il costo di tutto (energia, sicurezza, fiducia) sta salendo, e il Procurement è in prima linea per assorbire il colpo.
🌎 Sguardo globale
Petrolio: l’accordo c’è, ma il prezzo dei barili resterà alto fino a fine anno
Sembrava il momento del sollievo. Il 14 giugno scorso il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un memorandum d’intesa tra USA e Iran per rimuovere il blocco navale americano nei confronti dei porti iraniani e riaprire lo Stretto di Hormuz entro 30 giorni, riportando in circolo il 15-20% della fornitura globale di petrolio e gas naturale liquefatto. I mercati hanno tirato il fiato: il Brent è sceso sotto gli 80 dollari al barile, dopo aver superato quota 110 a maggio.
Peccato che i trader stiano correndo troppo. Riaprire lo Stretto non basta: serve che le navi raggiungano le loro destinazioni e che i processi di produzione e raffinazione ripartano, e tutto questo richiede tempo. Secondo Kpler, società che monitora via satellite il traffico navale e i flussi di materie prime, ci sono 118 petroliere cariche ferme nel Golfo, e lo sminamento delle rotte le farà uscire molto più lentamente del solito. La stima degli analisti riportata da The Economist: produzione del Golfo al 30-50% dei livelli di febbraio entro metà luglio, 60-70% a metà settembre, 80-90% solo a fine anno.
Il vero rischio per chi compra è la coda lunga sui prezzi. Morgan Stanley (riportato da The Economist) prevede un deficit di offerta di 3,4 milioni di barili al giorno nel terzo trimestre e un Brent in media a 90 dollari tra luglio e settembre, 80 dollari nell’ultimo trimestre: circa 20 dollari in più rispetto a quanto stimato a febbraio. Rystad Energy aggiunge che il rischio di nuove tensioni può tenere un premio fino a 10 dollari al barile ancora a lungo.
Tip
Per il Procurement la partita si gioca sui prodotti raffinati, ancora più imprevedibili del greggio. L’Europa dipende dal Golfo per jet fuel e diesel, l’Asia per la nafta (materia prima della plastica) e il GPL. Tradotto: chi ha consumi energetici alti, logistica pesante o packaging in plastica farebbe bene a mettere a budget costi elevati fino a dicembre, rinegoziare le clausole di adeguamento prezzo e diversificare le fonti prima che la domanda estiva riaccenda la corsa.
📊 ProcureStat
Il petrolio scende dai massimi toccati durante la guerra, ma dobbiamo scordarci il barile a 60 dollari per un bel po’. Le stime di Morgan Stanley parlano di un Brent in media a 90 dollari tra luglio e settembre e a 80 dollari nell’ultimo trimestre, ben sopra i livelli pre-conflitto. Per chi pianifica budget e contratti energia, vale la pena tenerlo a mente.
💻 Procurement & Tech
L’AI ha fame di energia, ora il vero collo di bottiglia è la corrente
Per mesi abbiamo parlato di chip. Il vero limite dell’AI oggi è un altro: l’elettricità. Gli hyperscaler americani dovrebbero spendere circa 800 miliardi di dollari quest’anno per costruire data center, ma costruirli su terra è sempre più difficile. Corrente e macchinari scarseggiano, le comunità locali protestano e alcuni Stati americani hanno già vietato o stanno valutando di vietare nuovi cantieri.
Quanto è grave? Così: SpaceX, sbarcata in Borsa il 12 giugno con la più grande IPO di sempre (75 miliardi raccolti, e Elon Musk, il fondatore, è diventato il primo trillionaire della storia), vende agli investitori anche l’idea di mettere i server direttamente in orbita, dove il sole è abbondante e i vicini non esistono. Tra i clienti che già affittano capacità di calcolo del suo data center terrestre Colossus ci sono Anthropic e Google. Fantascienza o no, dice molto su quanto sia diventata preziosa la capacità energetica.
Sul Pianeta Terra, intanto, la conseguenza per chi compra è concreta: assicurarsi l’energia richiede impegni finanziari in anticipo. Il 13 giugno il provider Switch ha portato le proprie linee di credito a quasi 10 miliardi di dollari (oltre 6 miliardi di revolving più 3,5 miliardi di lettere di credito) proprio per sostenere il Procurement energetico e dare alle utility la garanzia finanziaria che pretendono prima di allocare la potenza. Come spiega la CFO Madonna Park, l’azienda ha costruito una piattaforma integrata che mette insieme sviluppo dei campus, approvvigionamento energetico e design dei data center. Procurarsi la corrente è diventato un prerequisito per costruire.
🔗 Fonti: Economist, Procurement Magazine
Tip
La lezione per una PMI? Nessuno di noi tirerà su un campus da un gigawatt, ma il principio scala verso il basso: l’energia sta diventando una voce contrattuale critica e con tempi di lock-in lunghi. Chi adotta strumenti AI dovrebbe ragionare sul costo pieno (corrente inclusa) e bloccare le forniture energetiche con anticipo, perché anche i fornitori chiederanno garanzie.
⚖️ Focus Compliance
La supply chain è diventata il nuovo bersaglio dei cyber attacchi: colpito il 43%, ma solo il 6% controlla i fornitori a fondo
Gli hacker hanno cambiato strategia: invece di sfondare la porta principale, entrano dalla finestra del fornitore. Secondo il Cyber Breaches Survey del governo britannico, il 43% delle aziende ha subito una violazione o un attacco nell’ultimo anno. Eppure solo il 15% valuta formalmente i rischi cyber dei propri fornitori diretti, e appena il 6% spinge la due diligence oltre il primo livello della filiera.
«Il rischio nella supply chain è proprio dove gli attaccanti si stanno spostando, e questi dati mostrano che la stragrande maggioranza delle aziende non ha praticamente alcuna visibilità», avverte Muhammad Yahya Patel di Huntress. A peggiorare il quadro c’è il phishing, che ha colpito il 38% delle aziende ed è stato l’incidente più dirompente per il 69% di chi ha subito una violazione. E qui entra l’AI: «Sta ampliando la superficie d’attacco più velocemente di quanto le aziende riescano a tracciarla», nota Patel. E aggiunge: «Quando tre aziende su quattro che sperimentano l’AI non hanno alcun framework di sicurezza attorno, si sta costruendo su basi instabili».
I casi reali non mancano. Marks & Spencer ad aprile 2025 ha subito sei settimane di blocco digitale e circa 300 milioni di sterline di mancati ricavi; a settembre 2025 JLR ha fermato la produzione negli stabilimenti chiave (Solihull, Halewood e Wolverhampton), con impatti a cascata sui fornitori legati ai suoi sistemi. Da Maersk e l’attacco NotPetya del 2017 (300 milioni di dollari di danni) la lezione è sempre la stessa: serve continuità operativa, patch management e piani testati. Non a caso la quota di aziende che dichiara perdite finanziarie da incidenti cyber è più che raddoppiata, dal 2% al 5% in un anno.
🔗 Fonti: Supply Chain digital (I), Supply Chain Digital (II)
Tip
Per il Procurement il messaggio è netto: la due diligence cyber dei fornitori è ormai parte del lavoro, non un’opzione da delegare all’IT. Clausole di sicurezza nei contratti, valutazione dei terzi e attenzione doppia quando si introducono strumenti AI sono il minimo sindacale per il 2026.
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