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#46 - Margini sotto pressione, fornitori più lenti, AI frenata dai dati, costi CBAM in salita

7 ott 2026

Illustrazione a matita di un calibro a corsoio che misura una trave in acciaio a doppio T, con il logo Compri Bene e il numero 46 sullo sfondo.

Oggi guardiamo:

  • la manifattura europea che torna a crescere mentre i costi accelerano,
  • l’Italia che risale sopra i 50 punti ma con i fornitori più lenti,
  • perché gli agenti AI nel Procurement rendono meno di quanto promettono,
  • e il nuovo prezzo dei certificati CBAM

Quattro segnali che vanno nella stessa direzione: la pressione arriva dal lato degli acquisti, e chi ha i dati in ordine se ne accorge prima.

🌎 Sguardo globale

Gli ordini accelerano, ma tornano a salire anche i costi

La manifattura dell’eurozona chiude settembre in espansione. L’indice PMI di S&P Global (Purchasing Managers’ Index, il sondaggio mensile tra i responsabili acquisti che anticipa l’andamento del settore) si attesta a 52,9 punti nella lettura finale del 1° ottobre, sopra la soglia di 50 che separa crescita da contrazione, in lieve rialzo rispetto al 52,7 di agosto e al livello più alto da maggio 2022. La produzione cresce al ritmo più alto da 55 mesi, con tutti gli otto Paesi monitorati in espansione.

Il rovescio della medaglia sta nei costi. A settembre i prezzi degli input e quelli di vendita hanno accelerato per la prima volta da maggio, pur restando sotto i picchi toccati all’inizio dell’anno. Le imprese sono più fiduciose (la fiducia è ai massimi da sette mesi) e tornano ad assumere, ma ogni ordine in più arriva con materie prime, energia e trasporti più cari.

Scheda dati “Più produzione, più costi”: indice PMI manifatturiero dell’eurozona a 52,9 a settembre 2026, +0,2 punti da 52,7 di agosto e livello più alto da maggio 2022; costi degli input e prezzi di vendita in accelerazione per la prima volta da maggio. Fonte: S&P Global, 1° ottobre 2026.

Per un'azienda manifatturiera questa combinazione pesa più che per un grande gruppo: margini più sottili, meno persone per rinegoziare con i fornitori, stessa ondata di rincari. Quando la domanda tiene e i costi salgono, il vantaggio va a chi trasforma più in fretta un fabbisogno in un acquisto fatto bene e vede prima dove i prezzi stanno per muoversi.

Tip

Possibili spunti per il Procurement:
Rivedi adesso i contratti con indicizzazioni o rinnovi previsti nel primo trimestre 2027, e misura quanto tempo passa oggi dal fabbisogno all'ordine. Ogni giorno recuperato su quel ciclo aiuta a proteggere il margine.

💻 Procurement & Tech

Prima dell’AI, i dati: cosa frena gli agenti nel Procurement

Secondo la modellazione di BCG, un procurement ridisegnato attorno ad agenti AI può liberare circa il 60% della capacità dei buyer, ridurre i costi dell’8-15% e accelerare il sourcing del 30-60%. BCG pone però una condizione chiara: questi risultati arrivano solo ripensando l’intero flusso, dal sourcing al pagamento, attorno agli agenti. Aggiungere un assistente AI ai processi esistenti migliora il lavoro ma non lo trasforma, e oggi le aziende ne colgono solo una frazione.

Un freno molto concreto riguarda i dati. Una ricerca di World Commerce & Contracting (WorldCC), condotta tra febbraio e aprile 2026 su 170 organizzazioni, fotografa il punto di partenza nella gestione dei contratti:

  • in Europa e Oceania il 38% delle organizzazioni ha i contratti sparsi in più archivi;
  • il 54% non ha alcun flusso automatico di dati tra i sistemi;
  • solo il 9% ha una sincronizzazione bidirezionale che mantiene i dati aggiornati tra le piattaforme.
Scheda “La promessa e l’ostacolo”: la stima del modello BCG promette il 60% di capacità dei buyer liberata, risparmi sui costi dell’8-15% e sourcing più veloce del 30-60%, ma solo se i flussi sono ridisegnati e i dati affidabili; la ricerca WorldCC su 170 organizzazioni mostra il 38% con contratti in più archivi in Europa e Oceania, il 54% senza flussi automatici tra sistemi e il 9% con sincronizzazione bidirezionale. Fonti: BCG, AI-First Procurement (2026); WorldCC, Trusted Contract Data (2026).

Per un’azienda manifatturiera il punto è pratico. Un agente che invia solleciti, conferme d’ordine o richieste di offerta si trova a lavorare su anagrafiche, condizioni contrattuali e codici articolo. Se i dati sono sparsi o non aggiornati, l'agente non li ripara: rischia di sbagliare più in fretta.

Tip

Possibili spunti per il Procurement:
Prima di scegliere uno strumento, fai un audit dei dati su cui dovrà lavorare. Parti da un solo processo e verifica i dati di quel processo.

Quattro domande sui tuoi dati:
1. I contratti attivi sono in un archivio unico, con scadenze e condizioni aggiornate?
2. Le anagrafiche di fornitori e articoli sono pulite e senza duplicati?
3. C’è un responsabile che le tiene aggiornate?
4. Per il processo che vuoi automatizzare, i dati passano in automatico tra ERP, email e documenti?

📊 ProcureStat

L'Italia torna sopra 50 punti, ma solo grazie a occupazione e fornitori più lenti

A settembre l'indice PMI (Purchasing Managers' Index) del manifatturiero italiano torna sopra la soglia di crescita: 50,4 punti rispetto ai 49,6 di agosto, oltre le attese. Resta però il dato più basso tra le quattro grandi economie dell’eurozona.

Grafico “L'Italia torna sopra 50”: PMI manifatturiero di agosto e settembre 2026. Italia da 49,6 a 50,4, Spagna da 49,5 a 51,0, Francia da 51,1 a 50,6, Germania da 54,3 a 53,9, Eurozona da 52,7 a 52,9. Fonte: S&P Global, letture finali del 1° ottobre 2026.

Il ritorno sopra 50 va letto nella composizione dell'indice. Nuovi ordini e produzione sono calati in modo contenuto, con una domanda debole sia in Italia sia all’estero. A sostenere l’indice sono l’occupazione, in lieve aumento, e i tempi di consegna dei fornitori, che si sono allungati ancora in modo marcato, anche se il peggioramento è il meno forte da febbraio. Nel calcolo del PMI le consegne più lente contano in positivo, perché di solito segnalano una domanda forte; a settembre descrivono soprattutto una filiera più lenta, con problemi logistici e carenze di input chiave, tra cui l’elettronica.

Nel frattempo i costi degli input sono cresciuti al ritmo più alto del terzo trimestre, spinti da materie prime, energia, carburanti e trasporti, mentre i prezzi di vendita sono aumentati al ritmo più lento da tre mesi. Il divario tra costi e prezzi si allarga, e la pressione si scarica sugli acquisti.

Tip

Possibili spunti per il Procurement:
Per chi compra in Italia, i ritardi dei fornitori sono il segnale da tenere d’occhio questo autunno. Monitora lo scarto tra data promessa e data effettiva sui fornitori critici: è il modo più semplice per cogliere in anticipo i segnali di un possibile fermo linea.

⚖️ Focus Compliance

CBAM: il prezzo del carbonio sale a 82,32 euro per il terzo trimestre

Il 5 ottobre la Commissione europea ha pubblicato il prezzo dei certificati CBAM per il terzo trimestre 2026. Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) è il meccanismo che applica alle importazioni di acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno ed elettricità un costo del carbonio allineato a quello sostenuto dai produttori europei. Il nuovo prezzo è di 82,32 euro per tonnellata di CO₂ equivalente, in aumento del 9,4% rispetto ai 75,28 euro del secondo trimestre (75,36 euro nel primo). Il valore è la media ponderata dei prezzi di aggiudicazione delle aste dei permessi ETS (Emissions Trading System, il mercato europeo delle emissioni) nel trimestre.

Grafico a barre “Il prezzo del carbonio alla frontiera”: prezzo dei certificati CBAM nel 2026 in euro per tonnellata di CO2e, 75,36 euro nel primo trimestre, 75,28 euro nel secondo e 82,32 euro nel terzo. Fonte: Commissione europea.

Il calendario rende il dato già operativo. Dal 1° gennaio 2026 il CBAM è entrato nella fase definitiva: chi importa più di 50 tonnellate l’anno di merci coperte rientra negli obblighi, e le emissioni incorporate nelle importazioni del 2026 vanno dichiarate, con la consegna dei certificati corrispondenti, entro il 30 settembre 2027. L’acquisto dei certificati parte da febbraio 2027. Ogni trimestre di acquisti fatto quest’anno porta quindi con sé un costo del carbonio che entra nel costo totale.

Secondo la valutazione pubblicata dalla Commissione il 30 settembre scorso, nel periodo tra aprile 2025 e marzo 2026 la soglia di 50 tonnellate ha lasciato fuori lo 0,87% delle emissioni incorporate, sotto il limite dell’1% fissato dal regolamento. Chi importa occasionalmente piccole quantità resta escluso; chi acquista con regolarità semilavorati in acciaio o alluminio da fuori Europa farebbe bene a verificare la propria posizione.

Tip

Possibili spunti per il Procurement:
Il costo CBAM dipende dalle emissioni dichiarate dai fornitori extra UE. In mancanza di dati verificati si applicano i valori di default fissati dalla Commissione, che includono una maggiorazione crescente: 10% per il 2026, 20% per il 2027 e 30% dal 2028 per acciaio, alluminio, cemento e idrogeno (per i fertilizzanti la maggiorazione è dell’1%). Chiedi ai fornitori di acciaio e alluminio i dati di emissione verificati e inserisci il costo CBAM stimato nel confronto tra le offerte.

🤔 In sintesi

I segnali vanno nella stessa direzione: i costi salgono da più lati, dai fornitori più lenti al carbonio che entra nel prezzo delle importazioni. La tecnologia per reggere questa pressione esiste, ma rende solo quanto rendono i dati su cui lavora. Un obiettivo concreto per questo autunno non è tanto scegliere lo strumento “giusto”, bensì mettere in ordine contratti, anagrafiche e scadenze su cui lo strumento dovrà girare.

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