🤖 AI in crisi di approvvigionamento: GPU, memoria e CPU tutte sold out
Mentre tutti parlano dell’AI come prossima rivoluzione industriale, i suoi fornitori non riescono a tenere il passo. Ad aprile Anthropic ha avuto outage (interruzioni temporanee del servizio) medi di 30 minuti al giorno, OpenAI ha chiuso temporaneamente Sora (il motore per la generazione di video basati su prompt testuali) per liberare capacità di calcolo, e GitHub ha smesso di accettare nuovi abbonamenti per il suo bot di programmazione.
Benvenute e benvenuti nel più grande crunch della supply chain hardware degli ultimi anni.
I numeri della corsa alla potenza di calcolo computazionale sono vertiginosi: il 20 aprile Anthropic ha annunciato una partnership da 100 miliardi di dollari con Amazon per garantirsi fino a 5 gigawatt di capacità server, e il 24 aprile ha aggiunto altri 40 miliardi da Google. I cinque hyperscaler (Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft, Oracle) stanno investendo centinaia di miliardi a testa nei data center: il loro capex combinato è cresciuto del 190% dal 2024, passando da 234 a 677 miliardi di dollari.
Il problema è che i fornitori hardware non sono rimasti al passo: gli investimenti dei produttori di chip, memoria, networking e cooling sono cresciuti solo del 45%, da 153 a 223 miliardi. Risultato: prezzi alle stelle e disponibilità quasi a zero.
Le GPU Nvidia H100 (lanciate nel 2022) costano oggi il 30% in più rispetto a novembre, perché chi non riesce ad avere quelle nuove ripiega sulle vecchie. Andy Jassy, CEO di Amazon, ha ammesso che i chip Trainium2 sono praticamente sold out, e una parte significativa della capacità del Trainium4 (in arrivo entro fine 2026) è già stata prenotata. Sul fronte memoria, i tre big (SK Hynix, Samsung, Micron) hanno già venduto la maggior parte della produzione 2026 di HBM (High Bandwidth Memory).
Anche TSMC, il più grande contract manufacturer al mondo, è al limite. Il CEO C.C. Wei ammette che la fornitura è “molto stretta” e che “non ci sono scorciatoie”: costruire una nuova fabbrica richiede 2-3 anni. La spesa in capex di TSMC è scesa dal 50% sul fatturato del 2022 a un terzo nel 2026. Sam Altman di OpenAI gli ha chiesto pubblicamente di aumentare la capacità produttiva, mentre Elon Musk ha annunciato una “Terafab” insieme a Intel, che però non aprirà prima del 2028.
Per i Procurement Manager: la storia è un caso da manuale di mismatch tra domanda e offerta. Migliorare il software richiede mesi, espandere le supply chain hardware richiede anni. Se la vostra azienda dipende da capacità cloud o sta progettando workflow AI-intensive, è il momento di bloccare contratti pluriennali e considerare provider alternativi. La “tokenmaxxing” potrebbe finire prima del previsto.
🔗 Fonti: The Economist, SemiAnalysis, Morgan Stanley - BigGo Finance
🌱 Sostenibilità
🍎 Il report Apple 2026: 20 GW di rinnovabili nuove, ma le emissioni sono ferme
Il 16 aprile Apple ha pubblicato l’Environmental Progress Report 2026, e i numeri raccontano una storia interessante per chi si occupa di Procurement sostenibile: si può fare moltissimo sui fornitori, ma a un certo punto si arriva a un muro.
I successi sono concreti: nel 2025 Apple e i suoi fornitori diretti hanno aggiunto 20 gigawatt di energia rinnovabile (evitando oltre 26 milioni di tonnellate di CO2), risparmiato 17 miliardi di galloni d’acqua e diversificato oltre 600.000 tonnellate di rifiuti dalle discariche. Dal 2021 al 2025 le emissioni di produzione lorde sono dimezzate, scendendo a 8,15 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.
Però c’è il rovescio della medaglia: a fine 2025 le emissioni di gas serra erano del 60% inferiori al 2015, ma identiche al 2024. Tradotto: la curva si è appiattita. Carolina Milanesi di Creative Strategies ha commentato che “i restanti 15 punti percentuali per arrivare al -75% si trovano in parti dell’impronta carbonica che gli investimenti in energia pulita da soli non possono risolvere”.
Il Supplier Code of Conduct di Apple impone a tutta la filiera l’uso di elettricità 100% rinnovabile entro il 2030 per la produzione Apple. Per riuscirci i fornitori stanno usando nuove strutture di Procurement, comprese partnership corporate in Cina, Giappone e Corea del Sud. Apple stessa ammette però che “il Procurement cost-effective resta una sfida” e fa pressing per politiche che permettano alle rinnovabili di competere a pari possibilità con i combustibili fossili sussidiati.
Sul fronte materiali, Apple ha raggiunto il 100% di sourcing riciclato per oro, tantalio, terre rare per magneti, cobalto delle batterie e stagno per saldature. Ma il report ammette criticità: contaminazione nel processo di riciclo, limiti tecnici nel recuperare materiali da rifiuti complessi, e tracciabilità non sempre disponibile.
Per i Procurement Manager: la lezione è che imporre requisiti di rinnovabili e materiali riciclati ai fornitori funziona, ma a un certo punto serve ripensare il prodotto. Apple ha approvato 70 nuovi detergenti più sicuri nel 2025 e ne ha 300 in lista validata. Il prossimo step della sostenibilità non è “comprare più verde”, ma “progettare diversamente”.
🔗 Fonti: Supply Chain Dive, Apple Environmental Progress Report 2026



