🏈 Dick’s Sporting Goods-Foot Locker: quando il Procurement vale $125M in sinergie
L’8 settembre 2025 si è chiusa una delle acquisizioni più strategiche dell’anno nel retail: Dick’s Sporting Goods ha completato l’acquisizione di Foot Locker per $2.4 miliardi, creando un gigante globale con oltre 3.200 negozi in 20 paesi.
Ma la vera notizia è nel Procurement: la transazione dovrebbe generare tra $100 e $125 milioni di sinergie nel medio termine, principalmente attraverso efficienze nel Procurement e nel direct sourcing. Ed Stack, Executive Chairman di Dick’s, non ha usato mezzi termini: “Siamo molto entusiasti del futuro di Foot Locker. Il team di classe mondiale che abbiamo messo insieme è impegnato a riportare Foot Locker al suo posto di diritto nel nostro settore.”
Numeri alla mano: Dick’s ha chiuso il fiscal 2024 con $13.44 miliardi di ricavi, mentre Foot Locker ha generato $7.99 miliardi. Ma l’acquisizione non è solo una questione di dimensioni - si tratta di complementarità strategica. Il cliente Dick’s tende a essere benestante, suburbano e più anziano, mentre il cliente Foot Locker è urbano, più giovane e appartenente alla classe media-bassa.
La chiave del successo Procurement? L’integrazione delle due catene di fornitura permetterà di sfruttare un potere d’acquisto combinato senza precedenti con i brand partner globali. Nike, Adidas, New Balance e gli altri big della sneaker culture si troveranno ora a negoziare con un unico colosso che controlla una fetta significativa del mercato retail sportivo globale.
L’operazione è attesa essere positiva per gli utili già nel primo anno fiscale completo post-chiusura, esclusi i costi one-time per realizzare le sinergie.
🔗 Fonti: PR Newswire
⚔️ Guerra Temu vs Shein: quando il Procurement diventa battaglia “mafia-style”
Se pensavate che la competizione nel Procurement fosse solo questione di prezzi migliori, Temu vi ha appena dimostrato il contrario. La piattaforma cinese ha accusato il rivale Shein di usare “tattiche mafia-style” per monopolizzare l’intera supply chain del fast fashion. E non è una metafora - è una guerra vera.
Le accuse sono da thriller: Temu sostiene che Shein “detiene fisicamente” fornitori che osano lavorare con entrambe le piattaforme, requisendo password e credenziali degli account Temu, costringendo i supplier a firmare documenti contro la loro volontà sotto minaccia di “terminazione contratti e penali estensive”.
La parola “suppliers” appare 350 volte nella causa legale dove Temu descrive uno “schema articolato per rallentare la crescita di Temu negli Stati Uniti” attraverso il controllo aggressivo della supply chain.
Il vero genio del male: Shein userebbe accordi esclusivi anticompetitivi per “sequestrare i diritti IP dei fornitori senza dovuta considerazione e spesso senza conoscenza dei supplier”, impedendo loro di vendere prodotti simili su altre piattaforme.
Temu smonta il mito Shein: mentre Shein si vanta di “tecnologie proprietarie e design innovativo”, Temu sostiene che il loro business model è “copiare design trendy, usare migliaia di fornitori captive per produrre copie, e rivendere con etichetta Shein”.
La supply chain come territorio di guerra: non parliamo più di partnership strategiche o negoziazioni win-win. Parliamo di controllo territoriale attraverso intimidazione, appropriazione di informazioni commerciali riservate e detenzioni fisiche di fornitori.
🔗 Fonti: Supply Chain Dive




